La Normativa
Europea e Nazionale
Il quadro normativo UE

La transizione verso un’economia circolare per un uso efficiente delle risorse è tra le priorità dell’agenda europea, stabilita nell’ambito della strategia Europea Horizon 2020.

Nel Settembre 2014 la Commissione Europea, in corrispondenza della prevista revisione della legislazione europea sui rifiuti, ha elaborato un pacchetto di misure che si pongono l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e di promuovere una più generale transizione verso un’economia circolare.

Tali misure sono contenute nella Comunicazione “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifuti” che ha stimolato l’ ingresso della tematica nel dibattito pubblico europeo.

EU EC 2

Progetto di Direttiva

Nel 2014, la Commissione europea aveva presentato una comunicazione intitolata “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti”(COM(2014)398), accompagnata da una proposta di modifica di alcune direttive in materia di rifiuti (COM(2014)397)1.

In estrema sintesi, la proposta prevedeva che si dovesse riciclare il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030, e vietare il conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili a partire dal 2025.

Nel documento la Commissione prendeva le mosse dalla necessità di superamento del tradizionale modello di consumo lineare, basato sul presupposto che le risorse siano abbondanti, disponibili, accessibili ed eliminabili a basso costo, in quanto non più sostenibile né dal punto di vista ambientale né economico.

Si specificava, infatti, come “l’adozione di modelli maggiormente improntati all’economia circolare fa intravvedere un futuro molto più roseo per l’economia dell’Europa, che potrebbe così fare adeguatamente fronte delle sfide, attuali e future, poste dalla pressione sulle risorse e dalla crescente insicurezza degli approvvigionamenti: per potenziare resilienza e competitività occorre indubbiamente ridestinare a fini produttivi le materie utilizzate e ancora utilizzabili, ridurre i rifiuti e limitare la dipendenza dalle fonti di approvvigionamento incerte. Contribuendo a dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse e il loro impatto, l’economia circolare offre prospettive di crescita sostenibile e duratura”.

A seguito delle perplessità avanzate da alcuni parti politiche e da alcuni Stati membri, la Commissione Juncker, successivamente al suo insediamento, ha ritirato la proposta, annunciando, al contempo, di volerla sostituire entro la fine del 2015 con un’altra vertente sulla stessa materia.

Obiettivi Commissione UE [Comunicazione 2014]

La Commissione intende:

  • Istituire un quadro strategico favorevole per un utilizzo efficiente delle risorse, analizzando più a fondo quelle che sono le principali carenze del mercato e del sistema di governance che ostacolano la prevenzione dei rifiuti e il riutilizzo delle materie in essi contenute;

  • Sostenere la progettazione e l’innovazione al servizio di un’economia più circolare;

  • Sbloccare gli investimenti nell’economia circolare;

  • Mobilitare i consumatori e le imprese e sostenere in particolar modo le PMI;

  • Semplificare ed attuare in modo più efficiente la legislazione sui rifiuti;

  • Affrontare problematiche specifiche rispetto alla gestione dei rifiuti, come la riduzione dei rifiuti marini, alimentari e utilizzo delle borse di plastica.

Per incrementare i benefici economici, sociali ed ambientali derivanti da una migliore gestione dei rifiuti urbani, vengono definiti, inoltre, precisi obiettivi quantitativi:

  • Aumentare la percentuale di rifiuti urbani riutilizzati e riciclati portandola almeno al 70%;

  • Aumentare la percentuale di rifiuti di imballaggio riciclati portandola all’80% entro il 2030, con obiettivi intermedi del 60% entro il 2020 e del 70% entro il 2025;

  • Vietare il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili di plastica, metallo, vetro, carta, cartone e dei rifiuti biodegradabili entro il 2025, e chiedere agli Stati membri di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030;

  • Promuovere ulteriormente lo sviluppo di mercati delle materie prime secondarie;

  • Precisare il metodo di calcolo da applicare ai materiali riciclati per garantire un riciclaggio di qualità.

Lo stato dell'arte

Il 2 Dicembre del 2015 la Commissione presenta il nuovo pacchetto sull’economia circolare. Il pacchetto è composto dalla comunicazione “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione Europea per l’economia circolare” e da proposte legislative per la revisione della direttiva europea quadro sui rifiuti 2008/98/CE, della direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio 1994/62/CE, della direttiva sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttive 2000/53/EC, 2000/66/EC, 2012/19/EU) ed infine della direttiva sulle discariche 1999/31/EC.

Il piano d’azione presenta un approccio profondamente integrato basato su tutta la catena del valore, che va dalla progettazione dei prodotti fino al loro consumo.

In primo luogo, si specifica come “se ben progettati, i prodotti possono durare più a lungo o essere più facili da riparare, rimettere a nuovo o rigenerare; il loro smontaggio è più semplice e le imprese di riciclaggio possono così recuperare materie e componenti di valore; in generale, dalla progettazione dipende il risparmio di risorse preziose. Tuttavia, gli attuali segnali del mercato paiono insufficienti a migliorare questo aspetto, in particolare perché gli interessi dei produttori, degli utilizzatori e delle imprese di riciclaggio non coincidono. È pertanto indispensabile offrire incentivi, preservando nel contempo il mercato unico e la concorrenza e favorendo l’innovazione”.

Inoltre, rispetto ai processi di produzione, si chiarisce come anche per i prodotti o i materiali progettati in maniera intelligente, l’uso inefficiente delle risorse nei processi di produzione possa tradursi nella perdita di opportunità commerciali e in notevoli quantità di rifiuti.

In secondo luogo, riguardo al consumo si afferma come “le scelte operate da milioni di consumatori possono influire in modo positivo o negativo sull’economia circolare. Tali scelte sono determinate dalle informazioni a cui i consumatori hanno accesso, dalla gamma e dai prezzi dei prodotti sul mercato, come pure dal quadro normativo. Questa fase è fondamentale per evitare e ridurre la produzione di rifiuti domestici”.

Infine, si specifica poi come “alcuni settori, a causa della specificità dei loro prodotti, delle catene del valore che li caratterizzano, della loro impronta ambientale o della dipendenza da materie provenienti da paesi terzi, sono confrontati a problemi specifici nel contesto dell’economia circolare. Questi settori devono essere oggetto di particolare attenzione, per garantire che le interazioni tra le varie fasi del ciclo siano pienamente prese in considerazione lungo l’intera catena del valore”. I settori in questione sono: plastica, rifiuti alimentari, materie prime essenziali, rifiuti di costruzione e demolizione, biomassa e prodotti biologici.

Il 14 marzo del 2017, con il voto dell’Europarlamento, è stata approvata a larga maggioranza il Pacchetto sull’Economia Circolare. Il rapporto adottato migliora considerevolmente la proposta del 2015 fatta dalla Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda i target di riciclaggio al 2030 innalzati al 70% per i rifiuti solidi urbani ed all’80% per gli imballaggi.

Obiettivi Commissione UE [Comunicazione 2015]

La Commissione nella Direttiva del 2015 fissa  i seguenti obiettivi in materia di riduzione dei rifiuti:

  • Obiettivo comune a livello di UE per il riciclaggio del 65% dei rifiuti urbani entro il 2030;

  • Obiettivo comune a livello di UE per il riciclaggio del 75% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030;

  • Obiettivo vincolante per ridurre il conferimento in discarica ad un massimo del 10% di tutti i rifiuti entro il 2030;

  • Divieto di conferimento in discarica dei rifiuti raccolti in modo differenziato;

  • Promozione di strumenti economici per scoraggiare lo smaltimento in discarica;

  • Determinazione di metodi armonizzati per il calcolo dei tassi di riciclaggio in tutta l’UE;

  • Promuovere il riutilizzo e stimolare la simbiosi industriale, trasformando il sottoprodotto di un settore, nella materia prima di un altro settore;

  • Previsione di incentivi economici affinché i produttori facciano giungere prodotti più ecologici sul mercato ed dare infine un sostegno ai sistemi di recupero e riciclaggio.

 

Il quadro normativo italiano

In Italia, il 2 Febbraio del 2016, con la legge di stabilità 2016, è entrato in vigore il Collegato Ambientale (legge 28 dicembre 2015, n.221contenente disposizioni in materia di normativa ambientale per promuovere la green economy e lo sviluppo sostenibile.

Esso ha permesso che i principi dell’economia circolare entrassero a far parte dell’ordinamento Italiano. Agisce con ampio raggio su tutto ciò che riguarda l’ambiente, dalla gestione dei rifiuti fino alla mobilità sostenibile.

La gestione dei rifiuti nel Collegato Ambientale

In materia di gestione dei rifiuti è previsto quanto segue:

 

  • L’Articolo 32 contiene disposizioni volte a incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio. In particolare gli obiettivi di raccolta differenziata(RD) possono essere riferiti al livello di ciascun comune invece che a livello di ambito territoriale ottimale (ATO). Un’addizionale del 20% al tributo speciale per il deposito dei rifiuti solidi in discarica (c.d.” ecotassa”) viene posta direttamente a carico dei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali di RD. Il superamento di determinati livelli di RD fa scattare riduzioni del predetto tributo speciale. Viene altresì disciplinato il calcolo annuale del grado di efficienza della RD e la relativa validazione, sulla base di linee guida definite dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

  • L’Articolo 45 consente l’introduzione di incentivi economici, da parte delle regioni, per incrementare la raccolta differenziata e ridurre la quantità dei rifiuti non riciclati nei comuni. Viene altresì prevista l’adozione di programmi regionali di prevenzione dei rifiuti (o, in alternativa, la verifica della coerenza dei programmi regionali già approvati) e la promozione di campagne di sensibilizzazione.

  • L’Articolo 46 dispone l’abrogazione dell’art. 6, comma 1, lettera p), del D.Lgs. 36/2003, che prevede il divieto di smaltimento in discaricadei rifiuti con potere calorifico inferiore (PCI) superiore a 13.000 kJ/Kg.

  • L’Articolo 47 interviene sulla disciplina degli obiettivi e delle modalità di adozione dei programmi regionali per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da conferire in discarica.

  • L’Articolo 48 prevede l’individuazione, da parte dell’ISPRA, dei criteri tecnici da applicare per stabilire quando non ricorre la necessità di trattamento dei rifiuti prima del loro collocamento in discarica.

Verso un quadro normativo organico in Italia

Nonostante l’inclusione di alcuni dei principi dell’Economia Circolare nella normativa sulla gestione dei rifiuti, c’è ancora molta strada da fare per poter parlare di un quadro normativo organico di riferimento in materia nell’ordinamento italiano. Attualmente, ad esempio, l’esigenza di semplificazione delle procedure autorizzative previste per il riciclo dei materiali, l’esistenza di normative contraddittorie e la mancanza di una normativa sulla qualità del trattamento sono alcuni degli elementi che spingono a definire il quadro normativo nazionale ancora inadeguato. Con l’attesa approvazione della Direttiva europea, nuove sfide di recepimento ed implementazione si apriranno anche nel nostro paese, la cui qualità sarà determinata anche dalla pressione esercitata dalla società civile e dalle realtà economiche che hanno già scelto di implementare processi di produzione virtuosi.

Riferimenti normativi

Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti, 2014.

 

Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti, 2015.

 

Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica, Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016: le nuove norme sulla green economy. Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali [Legge 28 dicembre 2015, n. 221, 2015].

 

Parlamento Europeo (Ufficio d’informazione a Milano), Workshop “L’economia Circolare”: l’impegno dell’unione europea per un’economia circolare”.

 

Valeria Sala, Il sistema economico circolare nel contesto normativo europeo, Numero due, 2016.