L’Italia del riciclo: bene, ma dovremmo fare di più

L’Italia del riciclo: bene, ma dovremmo fare di più

di Caterina Ambrosini

Italia quarta in Ue per il tasso di riciclo dei rifiuti totali, ma è indietro sull’impiego di materia rigenerata

Il 6 dicembre è stato presentato a Roma il rapporto 2019 “L’Italia del Riciclo”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unicircular. Giunto alla sua decima edizione, il rapporto annuale fornisce informazioni e dati che evidenziano le numerose potenzialità del settore del riciclo in Italia e le opportunità per il paese di migliorare e arrivare a essere uno dei leader del riciclo in ambito europeo.

Questa analisi viene presentata in un momento storico in cui la politica europea e nazionale sta facendo maturare un sentimento di delusione nelle aziende attive nel settore (circa 10.200 in Italia). Infatti, l’End of Waste, la Plastic Tax e tutto il pacchetto legislativo per recepire le direttive europee sul riciclo dei rifiuti tendono a non rendere chiaro il disegno ambientale a lungo termine che si cela dietro a esse.

In un contesto così critico e incerto, le imprese del riciclo sono preoccupate per il futuro del settore, reputando ci sia una mancanza di consapevolezza da parte delle istituzioni che ci si trovi di fronte ad un cambio di sistema economico e sottolineando la necessità di un approccio industriale e strategico per lo sviluppo del settore. Tutto questo condizionato dal ruolo passivo a cui sono relegate le realtà interessate al riciclo nella formulazione e approvazione di tasse e direttive. 

Dati alla mano, “L’Italia del Riciclo” rende noto che nel corso del decennio 2006-2016 la produzione totale dei rifiuti ha vissuto un aumento del +6%, passando da 155 megatonnellate (Mt) a 164 Mt. A fronte di questo trend, il riciclo dei rifiuti è aumentato da 76 a 108 Mt (+42%). È da sottolineare come questi dati riguardino un decennio in cui l’Unione Europea è stata messa alla prova dal passaggio da un’economia lineare a una di tipo circolare.  

Osservando più nel dettaglio i dati, si può notare come molte filiere del riciclo in Italia hanno raggiunto risultati alquanto positivi. Per quanto riguarda i rifiuti di imballaggio, l’Italia riporta tassi di riciclo rispetto all’immesso al consumo altamente performanti per carta e cartone (81% con obiettivo europeo 75% al 2025), per il vetro (76% con obiettivo europeo 70% al 2025), per il legno (63% con obiettivo europeo 25% al 2025), per l’alluminio (80% con obiettivo europeo 50% al 2025) e per l’acciaio (79% con obiettivo europeo 70% al 2025). L’Italia in materia di riciclo degli imballaggi in plastica è sulla buona strada per il raggiungimento degli obiettivi europei preposti per il 2025 (50%), con una percentuale di plastica avviati al riciclo pari al 45%. Così, il nostro paese riesce ad attestarsi al terzo posto per riciclo di plastica, solo dietro Germania e Spagna (48%). 

Il rapporto registra ritardi in Italia per quando riguarda il tasso di raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettrice ed elettroniche, i RAEE, (42% in contrasto al 45% obiettivo europeo al 2016), di reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso (83% con obiettivo europeo 95% al 2015) e di raccolta delle pile e accumulatori portatili (42% con obiettivo europeo 45% al 2016). Per quanto riguarda la frazione organica si è assistito ad un aumento della raccolta da 3,3 a 6,6 Mt nel periodo 2008-2017. In questo settore le preoccupazioni principali sono legate alla necessità di implementare la rete impiantistica del paese.

In contrasto al tasso di riciclo dei rifiuti totali, per cui l’Italia si attesta al 68% (2016), il Paese deve ancora lavorare molto sull’utilizzo circolare delle materie prime seconde (MPS) derivanti dai processi di riciclo. Secondo Eurostat, il tasso di utilizzo circolare di materia per l’Italia è solo del 17,1%. A fronte di questi dati, il tasso di circolarità del nostro paese ha margini di miglioramento molto elevati, che possono essere sfruttati con un maggior utilizzo delle MPS nell’economia. L’Italia ha quindi l’opportunità di diventare uno dei paesi pionieri nello sviluppo e impiego di un’Economia Circolare. Affinché questo si realizzi, i rappresentanti del settore reputano necessaria la creazione di condizioni economiche favorevoli a immettere le MPS nel mercato e l’impiego di esse nei processi produttivi. Ciò può avvenire grazie ad un cambiamento culturale sulla percezione delle materie prodotte dai processi di riciclo delle diverse frazioni di rifiuti e alla dotazione una strategia di trasformazione e riconversione industriale di lungo periodo.

Il report propone spunti di riflessione sulle possibili strategie da poter attuare e le opportunità future per il settore del riciclo al fine di permettere all’Italia non solo di mantenere i traguardi raggiunti ma anche di superare le carenze esistenti e compiere progressi. Merita sicuramente attenzione la necessità di intervenire prontamente sul divario impiantistico tra Nord e Centro-Sud della penisola e sull’immissione di MPS nella produzione e nel mercato. Si sottolinea inoltre l’importanza di dover recuperare i ritardi nella raccolta differenziata e migliorarne la qualità. Gli imballaggi in plastica, pur restando una problematica importante, rappresentano una potenzialità per il settore, il quale ha l’opportunità di poter sviluppare processi di riciclo più efficienti ed efficaci. Tutto ciò potrà essere realizzato tramite ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, considerato tassello fondamentale della transizione verso un’economia circolare del settore della plastica. 

L’analisi sviluppata dettagliatamente ne “Italia del Riciclo” rappresenta quindi un punto di partenza per imprese, istituzioni e associazioni del settore per promuovere da una parte il ruolo importante ricoperto dall’Italia nel riciclo dei rifiuti e i punti di forza delle strategie attuate, dall’altra le opportunità e le sfide che il nostro paese deve affrontare per lo sviluppo di un’adeguata ed efficiente Economia Circolare.

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9 Dicembre 2019 / by / in
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