Carmina Campus Via Andreassi Giacomo, 30, 00123 Roma RM, Italia

MODA ECO DI LUSSO
VESTITI, ACCESSORI E MOBILI ARTIGIANALI CON MATERIALI DI SCARTO

 

Ilaria Venturini Fendi dal 2006 crea e produce Carmina Campus, un progetto con una visione innovativa e sostenibile della moda e del design in cui creatività e alto artigianato sono abbinati a rispetto per l’ambiente e impegno sociale. A lungo nell’azienda di famiglia come Direttore Creativo Accessori di Fendissime e Shoe Designer Fendi, dopo aver lasciato il gruppo è diventata imprenditrice di un’azienda agricola biologica alle porte di Roma ed è tornata alla moda solo quando ha trovato un approccio completamente nuovo, in cui univa il precedente know-how alle conoscenze acquisite in campo ambientale. Ha creato quindi il suo brand di eco-luxury Carmina Campus, utilizzando il lavoro di artigiani italiani molto qualificati su materiali di recupero per creare collezioni di borse, accessori e mobili con lavorazioni di alta qualità.

Fondi di magazzino, vintage, fine serie, materiali accantonati per non aver passato gli standard qualitativi previsti dal loro utilizzo originale, ma perfetti per altri usi, sono le materie prime “povere” che vengono accostate a quelle “nobili” come ritagli di pelliccia o di pelle recuperata dai campionari dei pellettieri, con lavorazioni artigianali made in Italy. I prodotti sono pezzi unici numerati con un cartellino che elenca i materiali impiegati.

Carmina Campus ha collaborato a lungo con l’International Trade Centre (ITC), un’agenzia delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, per il progetto di una linea interamente prodotta in Africa con materiali reperiti localmente. “Not Charity Just Work” era lo slogan del progetto. Con questa stessa filosofia incentrata sul ruolo del lavoro come strumento di riabilitazione e auto-sostentamento ha iniziato inoltre un programma di training e lavoro in alcune carceri italiane. Certificato e monitorato dal Ministero di Giustizia e messo in atto grazie alla collaborazione con un pool di cooperative sociali collettivamente riunite sotto l’etichetta Socially MadeinItaly, la collaborazione si è concretizzata con la presentazione nel marzo 2015 della prima collezione di borse Made in prison.

Nel 2015 ha debuttato anche una linea speciale prodotta con residui di lavorazione di Vibram, azienda leader mondiale nella produzione di suole in gomma. In passato altri co-branding sono stati realizzati con marchi internazionali come Campari e Mini-BMW. Su richiesta delle Nazioni Unite Ilaria Venturini Fendi è stata speaker a Rio+20, in una conferenza sull’Ethical Fashion organizzata dall’ITC. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro tra cui il premio “Excellence in Ethical Business” che le è stato conferito nell’ottobre 2012 dal Sindaco di Dallas. È stata anche speaker durante la conferenza dell’International Herald Tribune organizzata da Suzy Menkez a Roma nel novembre 2012 e nel settembre 2015 a Beijing è intervenuta come speaker al Global Maker Movement – The Culture & the consumption Forum, su invito della Beijing Design Week. Nel settembre 2017 è stata insignita del “Social Laureate Award” istituito dalla Camera della Moda in collaborazione con Ecoage in occasione del primo Green Carpet Fashion Award.

Paese : Italia
Regione : Lazio
Città : Roma
Tipo di realtà : Profit
Attività : Modello produttivo circolare
Target : B2C, B2B
Numero dipendenti : 0-14
Anno avvio attività : 2006
Anno riconversione : 2006

Il concept del marchio si basa sul riuso di materie prime già esistenti e talvolta originariamente prodotte e concepite per usi diversi da quelli della moda, destinati allo scarto o come rifiuti o come fuori produzione o come residui. Fondi di magazzino, vintage, fallati o con caratteristiche che non li rendono consoni agli standard di prestazione richiesti (ad es. il grado di impermeabilità di tessuti destinati a prodotti waterproof), campionari (cartelle colori e pelli intere dal settore conceria), ritagli e scarti industriali (es. sfridi di gomma, lattine per bevande ecc.)

Inizialmente l’azienda ha avuto la certificazione Impatto Zero, ma data l’eterogeneità dei materiali che utilizza e della loro diversa provenienza non era possibile monitorare con precisione determinati parametri. Quello che fa è cercare di lavorare con artigiani il più possibile vicini alla nostra sede, limitare gli imballaggi e riusarli più volte, utilizzare nastro adesivo riciclabile con il cartone, utilizzare il meno possibile documenti cartacei e in caso di necessità solo carta riciclata. La sede è all’interno di un’azienda agricola biologica che già si adegua a rigidi standard ambientali. Pur non impiegando direttamente categorie protette, lavora per progetti di lavoro in carcere e ha a lungo collaborato con le Nazioni Unite in Africa per una linea di moda etica. Collabora con varie aziende che hanno già in atto protocolli di ecosostenibilità (ad es. Italdenim, BTicino).